Tra Palazzo Chigi e il ministero del Tesoro la parola d’ordine è «cautela». Il timore, sulle pensioni, è di creare aspettative che poi possano andare deluse.

Il governo sta lavorando ad inserire una “dose” di flessibilità all’interno della legge di Stabilità che sarà presentata entro il 15 ottobre. Ad oggi quanto in avanti ci si potrà spingere con la flessibilità non è ancora stabilito. Dipende da molti fattori, il principale dei quali sono i costi per le casse dello Stato. La decisione finale sarà presa in un vertice in settimana, probabilmente maercoledì, tra Matteo Renzi e i ministri Giuliano Poletti e Pier Carlo Padoan. Ieri il premier ha detto di sperare in un intervento in stabilità, «con buon senso e ragionevolezza». Padoan ha chiarito che la riforma non può essere a costo zero. La ragione è semplice. Nei conti economici nazionali è previsto che l’Inps incassi un certo numero di contributi e paghi un certo numero di pensioni. Se l’età per lasciare il servizio viene anticipata, l’Inps dovrà pagare da subito più pensioni incassando meno contributi. Questo vale anche se sugli assegni previdenziali viene applicata una penalizzazione. I NODI RIMASTI Dunque, almeno nei primi anni di flessibilità, va trovata una copertura finanziaria. E per trovarla i tecnici sono al lavoro da tempo. L’idea di base è quella di recuperare le risorse dai soldi non spesi per le vecchie salvaguardie degli esodati. Lo Stato ha stanziato quasi 12 miliardi di euro per tutelare circa 170 mila persone. Le domande accettate, come ha ricordato Padoan in Parlamento qualche giorno fa, sono poco più di 120 mila, mentre le pensioni ad oggi liquidate agli esodati sono circa 87 mila. Secondo alcuni calcoli, al momento le risorse stanziate e non spese sarebbero circa 500 milioni di euro. In realtà il risultato finale potrebbe essere maggiore, fino a 700-800 milioni. Si tratta di somme che, per ora, sono finite «in economia», ossia a beneficio del bilancio pubblico. Bisognerà trovare un modo per recuperarle. Certo è che 800 milioni, o anche un miliardo, non permettono di introdurre una flessibilità generalizzata, che avrebbe costi più elevati, almeno 4 miliardi.                                                              

 

da: ilmessaggero.it